Incipit # 5 – Papà Gambalunga, di Jean Webster

Il primo mercoledì di ogni mese era una Giornata Davvero Terribile – una giornata da attendere con timore, sopportare con coraggio e dimenticare alla svelta. Ogni pavimento andava lucidato, ogni sedia spolverata e ogni letto rifatto senza neanche una grinza. Novantasette orfanelle irrequiete andavano strigliate, pettinate e infilate nei loro grembiulini a quadretti inamidati di fresco; e a tutte e novantasette bisognava ricordare le buone maniere, che dicessero «Sissignore» e  «Nossignore» ogni qualvolta un membro del Consiglio di amministrazione avesse aperto la bocca.

Era un momento difficile: e la povera Jerusha Abbott, essendo l’orfana più grande, ne faceva le spese più delle altre. Eppure anche questo particolare primo mercoledì, come i suoi predecessori, era finalmente giunto al termine.

(traduzione di Chiara Reali)


The first Wednesday in every month was a Perfectly Awful Day—a day to be awaited with dread, endured with courage and forgotten with haste. Every floor must be spotless, every chair dustless, and every bed without a wrinkle. Ninety-seven squirming little orphans must be scrubbed and combed and buttoned into freshly starched ginghams; and all ninety-seven reminded of their manners, and told to say, ‘Yes, sir,’ ‘No, sir,’ whenever a Trustee spoke.

It was a distressing time; and poor Jerusha Abbott, being the oldest orphan, had to bear the brunt of it. But this particular first Wednesday, like its predecessors, finally dragged itself to a close.

Jean Webster, Daddy-Long-Legs


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