La microintervista: 7+1 domande a Daniela De Lorenzo

Daniela De Lorenzo, salentina, al momento vive a Roma. Traduce dal francese e dall’inglese.

1. Dove lavori? Seguo l’umore del momento e alterno casa, biblioteche e bar. In genere mi concentro di più quando sono in compagnia o se intorno a me c’è movimento o un leggero chiacchiericcio di sottofondo. Di tanto in tanto, per esempio, vado a lavorare alla casa delle donne. In fase di rilettura, invece, mi barrico in casa.

2. Il libro della tua vita: Ci sono autori che amo particolarmente (Camus, Fitzgerald, Čechov, per citarne solo qualcuno) ma il “libro della vita”, ammesso che esista, temo di non averlo ancora trovato.

3. La parola che ti fa mettere le mani nei capelli: Ho un primo approccio ansioso e tendo a mettermi le mani nei capelli già davanti al titolo, a prescindere dalle parole.

4. La frase che avresti voluto tradurre tu: «An expressionist nag / Stalling between two fools / They know nothing – / I have always walked free» (Sarah Kane, 4.48 Psychosis). Che nella traduzione di Barbara Nativi (in S. Kane, Tutto il teatro, Einaudi, 2000) diventa: «Un vecchio ronzino espressionista / Bloccato tra due buffoni / Non sanno nulla – / Ho sempre cavalcato libera».

5. Uno strumento di lavoro (informatico o analogico) di cui non puoi fare a meno: Il vocabolario italiano e il dizionario analogico.

6. Il tuo guilty pleasure: Eh? (segue breve ricerca) Ah! Col pretesto di tenere l’orecchio allenato, a volte rispolvero qualche vecchia serie tv spazzatura.

7. Una cosa di cui sei orgogliosa: Di voler fare questo mestiere nonostante tutto.

+1 Si parla sempre della solitudine di chi traduce: quanto è importante per te la comunità di colleghe e colleghi? È vitale. Come diceva qualcuno: «together we stand, divided we fall».


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