Incipit # 6 – Il piano di Mr Salteena, di Daisy Ashford

Mr Salteena era un uomo anziano di 42 anni e gli piaceva chiedere alle persone di fargli compagna. C’era una ragazza piuttosto giovane di 17 anni che gli faceva compagna e si chiamava Ethel Monticue. Mr Salteena aveva i capelli corti e scuri e i baffi molto neri e arricciolosi. Era di dimensioni medie e aveva gli occhi azurri molto chiari. Aveva un abito marrone chiaro ma di domenica ne aveva uno nero e tutti i giorni metteva il cappello a cilindro perché gli sembrava più appropiato. Ethel Monticue aveva i capelli biondi raccolti in cima alla testa e gli occhi azurri. Aveva un vestito di velluto azurro con le maniche un po’ corte, ormai. Aveva un cappello di paglia nero e guanti di capretto.

Una mattina Mr Salteena scese a colazzione e scoprì che Ethel era già scesa che era strano. È già pronto il tè Ethel chiese stropicciandosi le mani. Sì disse Ethel ed è arrivato per voi un pacchetto di una forma molto bizarra.

(traduzione di Dafne Calgaro)


Mr Salteena was an elderly man of 42 and was fond of asking peaple to stay with him. He had quite a young girl staying with him of 17 named Ethel Monticue. Mr Salteena had dark short hair and mustache and wiskers which were very black and twisty. He was middle sized and he had very pale blue eyes. He had a pale brown suit but on Sundays he had a black one and he had a topper every day as he thorght it more becoming. Ethel Monticue had fair hair done on the top and blue eyes. She had a blue velvit frock which had grown rarther short in the sleeves. She had a black straw hat and kid gloves.

One morning Mr Salteena came down to brekfast and found Ethel had come down first which was strange. Is the tea made Ethel he said rubbing his hands. Yes said Ethel and such a quear shaped parcel has come for you.

The Young Visiters or, Mr. Salteena’s Plan, Daisy Ashford


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Incipit # 5 – Papà Gambalunga, di Jean Webster

Il primo mercoledì di ogni mese era una Giornata Davvero Terribile – una giornata da attendere con timore, sopportare con coraggio e dimenticare alla svelta. Ogni pavimento andava lucidato, ogni sedia spolverata e ogni letto rifatto senza neanche una grinza. Novantasette orfanelle irrequiete andavano strigliate, pettinate e infilate nei loro grembiulini a quadretti inamidati di fresco; e a tutte e novantasette bisognava ricordare le buone maniere, che dicessero «Sissignore» e  «Nossignore» ogni qualvolta un membro del Consiglio di amministrazione avesse aperto la bocca.

Era un momento difficile: e la povera Jerusha Abbott, essendo l’orfana più grande, ne faceva le spese più delle altre. Eppure anche questo particolare primo mercoledì, come i suoi predecessori, era finalmente giunto al termine.

(traduzione di Chiara Reali)


The first Wednesday in every month was a Perfectly Awful Day—a day to be awaited with dread, endured with courage and forgotten with haste. Every floor must be spotless, every chair dustless, and every bed without a wrinkle. Ninety-seven squirming little orphans must be scrubbed and combed and buttoned into freshly starched ginghams; and all ninety-seven reminded of their manners, and told to say, ‘Yes, sir,’ ‘No, sir,’ whenever a Trustee spoke.

It was a distressing time; and poor Jerusha Abbott, being the oldest orphan, had to bear the brunt of it. But this particular first Wednesday, like its predecessors, finally dragged itself to a close.

Jean Webster, Daddy-Long-Legs


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Incipit # 4 – La piccola principessa, di Frances Hodgson Burnett

In una scura giornata d’inverno, mentre la nebbia giallastra aleggiava per le strade di Londra così fitta e densa che i lampioni erano accesi e le lampade a gas brillavano nelle vetrine dei negozi come se fosse notte, una strana bambina sedeva con il padre in una carrozza che procedeva lentamente lungo i viali cittadini.

Era seduta con le gambe ripiegate sotto di sé, appoggiata al padre che la stringeva tra le braccia, e fissava i passanti fuori dal finestrino con aria raccolta, uno sguardo solenne negli occhi grandi.

Era così piccola che nessuno si sarebbe aspettato di vedere uno sguardo del genere sul suo faccino. Sarebbe stato insolito anche per una ragazzina di dodici anni, e Sara Crewe ne aveva solo sette.

(traduzione di Dafne Calgaro)


Once on a dark winter’s day, when the yellow fog hung so thick and heavy in the streets of London that the lamps were lighted and the shop windows blazed with gas as they do at night, an odd- looking little girl sat in a cab with her father and was driven rather slowly through the big thoroughfares.

She sat with her feet tucked under her, and leaned against her father, who held her in his arm, as she stared out of the window at the passing people with a queer old-fashioned thoughtfulness in her big eyes.

She was such a little girl that one did not expect to see such a look on her small face. It would have been an old look for a child of twelve, and Sara Crewe was only seven.

A Little Princess, Frances Hodgson Burnett


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Incipit # 3 – Le avventure di un granello di polvere, di Hallam Hawksworth

Una precisazione

Non voglio che pensiate che mi stia vantando, ma credo davvero di essere uno dei più grandi viaggiatori mai esistiti; e se chiunque, vivo o morto, ne ha passate più di me vorrei proprio saperlo.

Non è che sia stato di persona in tutti i luoghi o che abbia preso parte a tutti gli eventi di cui racconto in questo libro – lungi da me suggerirlo – ma vi chiedo di ricordare quanto a lungo possa sopravvivere un granello di polvere, e con quanti altri granelli di polvere vagabondi e avventurosi si incontri e si mescoli nel corso della vita.

Al cuore dei granelli di polvere più longevi si trova una particella di sabbia, la parte più dura del frammento di roccia da cui nasce. È per questo che persino il fango più fine diventa ruvido quando vi si asciuga sui piedi. Si potrebbe sostenere che più a lungo questi granelli di sabbia sopravvivono, più duri diventino; perché è la parte più dura che resta, ovviamente, mano a mano che il granello si consuma. Inoltre, più piccolo diventa, meno si consuma.

(traduzione di Chiara Reali)


Just a Word

I don’t want you to think that I’m boasting, but I do believe I’m one of the greatest travellers that ever was; and if anybody, living or dead, has ever gone through with more than I have I’d like to hear about it.

Not that I’ve personally been in all the places or taken part in all the things I tell in this book—I don’t mean to say that—but I do ask you to remember how long it is possible for a grain of dust to last, and how many other far-travelled and much-adventured dust grains it must meet and mix with in the course of its life.

The heart of the most enduring grains of dust is a little particle of sand, the very hardest part of the original rock fragment out of which it was made. That’s what makes even the finest mud seem gritty when it dries on your feet. And the longer these sand grains last the harder they get, as you may say; for it is the hardest part that remains, of course, as the grain wears down. Moreover, the smaller it gets the less it wears.

The Adventures of a Grain of Dust, Hallam Hawksworth


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Incipit # 2 – Le avventure di Philippa, di Angela Brazil

«Devo partire per forza?»

«Temo proprio che sia necessario, Philippa! Ti ho tenuta qui fin troppo a lungo. Hai dieci anni, ormai, stai diventando grande, e non sai niente di quello che dovresti sapere. C’è qualcosa che non va, lo sento, ma non so come sistemare le cose. Forse è normale, in fondo non si può chiedere a un uomo di crescere una ragazza tutto da solo.» Mio padre mi lanciò uno sguardo così pieno di sconforto che sarebbe risultato comico se allo stesso tempo non mi avesse fatto un po’ pena.

«Veramente conosco tutti e cinque i postulati di Euclide» gli feci notare, «e anche tutti i verbi irregolari del latino.»

Mio padre scosse la testa.

«E andrebbe benissimo, se fossi un maschio e frequentassi una scuola privata, ma non è certo quello che avrebbe voluto tua madre. La musica non sai neanche cosa sia, non capisci una parola di francese, non balli la quadriglia… per non parlare del ricamo: non sai neppure infilare un ago!»  

L’inventario delle mie carenze era così puntuale che non mi venne in mente nemmeno una scusa, e mio padre continuò.

(traduzione di Dafne Calgaro)


“MUST I really go?”

“I’m afraid it has come to that, Philippa! I believe I have kept you here too long already. You’re ten years old now, growing a tall girl, and not learning half the things you ought to. I feel there’s something wrong about you, but I don’t know quite how to set it right. After all, I suppose a man can’t expect to bring up a girl entirely by himself.” My father looked me up and down with a glance of despair which would have been comical if it had not seemed at the same time somewhat pathetic.

“I can do the fifth proposition in Euclid,” I objected, “and the Latin Grammar as far as irregular verbs.”

My father shook his head.

“That might help you a little if you were a boy in a public school, but it’s not all that your mother would have wished. You’ve not been taught a note of music, you can’t speak French or dance a quadrille, and if it came to a question of fine sewing, I’m afraid you’d scarcely know which was the right end of your needle!”

The list of my deficiencies was so dreadfully true that I had no excuse to bring forward, and my father continued.

The Fortunes of Philippa, Angela Brazil


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Incipit # 1 – Frankenstein; o il Prometeo moderno, di Mary Wollstonecraft Shelley

Lettera 1
A Mrs Saville, Inghilterra
San Pietroburgo, 11 dicembre 17…

Sarai felice di sapere che nessun disastro ha accompagnato il principio di un’impresa che temevi foriera di sventura. Sono giunto qui ieri, e come prima cosa ti assicuro, mia cara sorella, che sto bene e sono sempre più certo del successo della mia iniziativa.

Mi trovo già molto più a nord di Londra, e mentre passeggio per le strade di Pietroburgo sento una fredda brezza del nord che mi carezza le guance, mi tonifica i nervi e mi riempie di gioia. Hai mai provato una sensazione simile? Questa brezza, che ha attraversato le regioni verso le quali ora mi dirigo, mi fa pregustare quei climi glaciali. Animate da questo vento di promessa, le mie fantasie si fanno più vivide e ardite. Cerco invano di convincermi che il polo non sia che un regno di ghiaccio e desolazione; non faccio tuttavia che immaginarlo come un luogo di bellezza e gioia.

(traduzione di Chiara Reali)


Letter 1
To Mrs. Saville, England.
St. Petersburgh, Dec. 11th, 17—.

You will rejoice to hear that no disaster has accompanied the commencement of an enterprise which you have regarded with such evil forebodings. I arrived here yesterday, and my first task is to assure my dear sister of my welfare and increasing confidence in the success of my undertaking.

I am already far north of London, and as I walk in the streets of Petersburgh, I feel a cold northern breeze play upon my cheeks, which braces my nerves and fills me with delight. Do you understand this feeling? This breeze, which has travelled from the regions towards which I am advancing, gives me a foretaste of those icy climes. Inspirited by this wind of promise, my daydreams become more fervent and vivid. I try in vain to be persuaded that the pole is the seat of frost and desolation; it ever presents itself to my imagination as the region of beauty and delight.

Frankenstein; or, the Modern Prometheus, Mary Wollstonecraft (Godwin) Shelley


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