La microintervista: 7+1 domande a Michele Piumini

Michele Piumini abita in provincia di Varese. Dal 2000 a oggi ha tradotto un centinaio di titoli, tutti dall’inglese tranne tre dallo spagnolo. Traduce narrativa per bambini, ragazzi e adulti e saggistica di vario genere, soprattutto musicale. Dal 2005 è anche docente di traduzione letteraria.  

1. Dove lavori? A casa, nel mio studio, quando traduco. Fuori casa, ovviamente, quando insegno.

2. Il libro della tua vita: Posso citarne due? Il primo è Broken Music, l’autobiografia di Sting, che ho tradotto in italiano. O meglio ri-tradotto: è una storia lunga e incredibile che, grazie a una fortunatissima serie di coincidenze, mi ha permesso di conoscerlo di persona.
Il secondo è Divided Kingdom di Rupert Thomson, il romanzo più straordinario che abbia mai tradotto (e probabilmente letto).

3. La parola che ti fa mettere le mani nei capelli: “Supportare”

4. La frase che avresti voluto tradurre tu: “Tutta la famiglia – i sei adulti (contateli pure) e il piccolo Charlie Bucket – viveva in una casetta di legno alla periferia di una grande città.”
Roald Dahl, La fabbrica di cioccolato, traduzione di Riccardo Duranti.

5. Uno strumento di lavoro (informatico o analogico) di cui non puoi fare a meno: Molto banalmente, il dizionario. Potrei anche farne a meno e utilizzare i dizionari online, ma sono troppo abituato – anche fisicamente: lo tengo in mezzo alle braccia, fra me e la tastiera – a quello cartaceo.

6. Il tuo guilty pleasure: Trovare gli errori nei testi originali (soprattutto i libri musicali) e comunicarli agli autori, se sono già entrato in contatto con loro. Mi sono sempre molto grati, perché lo prendono come segno di scrupolosità e perché può tornare utile a loro e ai loro editori per le eventuali ristampe.

7. Una cosa di cui sei orgoglioso: Le traduzioni dei miei allievi e il loro feedback.

+1. Qual è la prima cosa che fai quando cominci una nuova traduzione? Niente di particolare, non leggo i testi prima di tradurre, comincio e basta.


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