Tutti i pasti di Cime tempestose in ordine di tristezza

di Daniel Ortberg

traduzione di Dafne Calgaro e Chiara Reali

Cime tempestose è la storia di alcune persone che consumano i pasti più deprimenti che si possano immaginare e che per questo non sono in grado di provare amore. A volte bevono del tè, ma più spesso qualcuno gliene offre, loro decidono che sono troppo furibondi per bere del tè e preferiscono morire. A seguire, tutti i pasti che i personaggi di Cime tempestose stavano quasi per consumare prima di stramazzare all’improvviso per un eccesso di frustrazione sessuale.


Vino quasi-speziato e risate, ma non fateci l’abitudine
«Mi portò del vino caldo e del pan di zenzero; sembrava incredibilmente ben disposta.  Linton era in poltrona ed io nella piccola sedia a dondolo davanti al focolare e ridevamo e parlavamo con tanta allegria, trovando così tanto da dire: facemmo dei piani, dove saremmo andati e cosa avremmo fatto in estate.»

Profumo di spezie e una promessa di birre future
«Inalai il profumo ricco delle spezie che si riscaldavano; ammirai gli utensili scintillanti, l’orologio lucido e decorato con l’agrifoglio, le tazze d’argento disposte su un vassoio pronte per essere riempite di birra calda speziata per la cena.»

Torta quasi a sufficienza
«C’è un po’ di torta per ciascuno di voi, quasi a sufficienza.»

Un cucchiaio di vino  e un complimento
«Le chiese di aggiungere un cucchiaio di vino dalla bottiglia che era sul tavolo; e dopo averne bevuto un sorso sembrò più tranquillo, e le disse che era molto gentile.»

Dolcetti e apatia
«Linton era disteso sull’ottomana, di cui era il solo occupante, e succhiava un bastoncino di zucchero candito, seguendo i miei movimenti con sguardo apatico.»

Un po’ di vino
«Le diedi un po’ di vino.»

Una colazione arrabbiata
«“E il mio denaro” continuò; restituendogli l’occhiata furibonda, e nel frattempo diede un morso a una crosta di pane, ciò che restava della sua colazione.»

Smettere di piangere quasi abbastanza a lungo per mangiare un boccone di oca
«Io ero in attesa dietro la sua sedia, e mi addolorò vedere che Catherine, con gli occhi asciutti e l’aria indifferente, cominciava a tagliare un’ala d’oca che aveva nel piatto. “Che ragazza insensibile” pensai tra me; “con che leggerezza ignora le sofferenze del suo vecchio compagno di giochi. Non avrei mai immaginato che potesse essere così egoista.” Portò un boccone alle labbra, poi lo rimise nel piatto; avvampò, e le lacrime cominciarono a scorrerle sulle guance. Fece scivolare a terra la forchetta e si tuffò in fretta sotto la tovaglia per nascondere l’emozione.»

Pane freddo con le mani
«Su, su» esclamai, mettendogli in mano del pane, «mangiate e bevete, finché è caldo: è in tavola quasi da un’ora.»

Pane senza mani
«Invano gli rammentai del suo lungo digiuno: se si muoveva per toccare qualcosa in risposta alle mie suppliche, se allungava la mano verso un pezzo di pane, le dita gli si contraevano prima di raggiungerlo e rimanevano sul tavolo, dimentiche del loro scopo.»

Pane sporco e una scodella di tè
«Il pagliaccio accanto a me, che beveva il tè da una scodella e mangiava del pane con le mani non lavate, doveva essere suo marito.»

Un vassoio che hanno guardato ma rifiutato
«Joseph prese un po’ di braci nella paletta, e andò: ma la riportò subito indietro, con il vassoio della cena nell’altra mano, e spiegò che Mr Heathcliff stava andando a letto e non voleva niente da mangiare fino al mattino.»

Del porridge in cui hanno infilato una mano
«Il contenuto del tegame cominciò a bollire e lui si voltò per tuffare la mano nella ciotola; immaginai che quella miscela fosse la nostra cena e, dato che ero affamata, decisi che doveva essere mangiabile; quindi dissi, brusca: “Ci penso io, al porridge!”»

Della birra con dentro, boh, dell’avena? Si usava così? La cosa «ricolma» è il boccale di birra, non il tavolo, giusto?
«Joseph sembrava in una sorta di eliso, solo, vicino al focolare scoppiettante; un boccale di birra sul tavolo al suo fianco, ricolmo di grossi pezzi di biscotto d’avena.»

Tè bevuto da un piatto
«Dapprima rimase in silenzio, ma non poteva durare: era determinata a fare del cuginetto il suo piccino, come lo voleva lei; e cominciò ad accarezzargli i riccioli e a baciarlo sulla guancia e a offrirgli il tè nel piattino, come a un bambino piccolo.»

Faceva schifo, e non aggiungo altro
«Preparai un pasto alquanto tetro, e mi congedai presto.»

La promessa di tante mele quante ne entrano nella tasca di un uomo, quindi massimo tre
«Promise di riempirsi una tasca di mele e pere per me, poi baciò i suoi figli, salutò, e partì.»

Una brocca di latte da cui hanno bevuto
«Era un pastone grumoso, in effetti, quando lo versai nelle scodelle; ne avevano portate quattro, insieme a un gallone di latte fresco dalla latteria. Hareton afferrò subito la brocca e cominciò a bere, sbrodolando dalla bocca aperta. Reclamai e richiesi che lo bevesse da una tazza; non potevo certo assaggiare quel latte dopo un tale trattamento.»

Neanche per porridge
«Mentre [Heathcliff] parlava, Joseph tornò portando una ciotola di porridge al latte, e la piazzò davanti a Linton che rimestò lo sgradevole intruglio con aria disgustata, dichiarando che non sarebbe riuscito a mangiarlo.»

Proprio no
«Non posso consumare la cena».

Nessuna di queste cose è cibo, a dirla tutta
«“Non mi nominare sua madre” disse il padrone con rabbia. “Dagli qualcosa in cui affondare i denti e basta. Cosa mangia di solito, Nelly?”
Io suggerii del latte bollito, o del tè; e alla domestica fu ordinato di prepararli.»

Un’altra volta no
«Non mangerei o berrei qui neanche se stessi morendo di fame.»

Non so cosa sia, ma dal contesto deduco che sia una cosa terribile
«Mi disse di darle da mangiare soltanto siero di latte e porridge annacquato.»

Bleah
«Il pasto durò a malapena dieci minuti. La tazza di Catherine restò vuota: non riusciva a bere né a mangiare. Edgar aveva creato un intruglio nel suo piattino e ne trangugiò appena un sorso.»

Non-vino
«“Vuoi un bicchiere di vino?”
“No, grazie.”»

Pane tostato seguito da svenimento
«Non dissi niente e le portai un po’ di tè e del pane tostato. Mangiò e bevve con appetito prima di lasciarsi affondare di nuovo nel cuscino.»

Niente formaggio e neanche un po’ di torta
«La sua torta e il suo formaggio restarono sul tavolo tutta la notte, per le fate.»

Rinchiusi in un abbaino
«Spediscilo in soffitta finché il pranzo non sarà concluso.»

Frutta frustrante
«Ha spiccato un balzo verso il frutto; io l’ho sollevato più in alto.»

Buono da morire
«Devi accudirlo, Nelly: nutrirlo con zucchero e latte, e prendertene cura giorno e notte.»

Acqua ghiacciata e collera
«“Da quanto mi sono rinchiusa qui?” chiese, rianimandosi all’improvviso.
“Era lunedì sera” risposi, “e ora è giovedì notte, o meglio, al momento, quasi venerdì mattina.”
“Cosa? Della stessa settimana?” esclamò. “Così poco?”
“Anche troppo per tirare avanti ad acqua fredda, cattivo umore e nient’altro”, osservai.»

Chi me lo fa fare?
«Nelly, uno strano cambiamento si avvicina; al momento mi ritrovo nella sua ombra. Mi interessa così poco la vita di ogni giorno che a fatica ricordo di bere o mangiare.»

Ho già detto che non volevo niente
«Poiché non accennò a scendere per colazione al mattino seguente, andai a chiederle se voleva che le portassi qualcosa. “No!” rispose con decisione. La stessa domanda fu posta all’ora di pranzo e a quella del tè.»

Allucinazioni
«Da quel momento si è rifiutata di cibarsi, e ora oscilla tra il delirio e uno stato simile al sogno: riconosce quelli che la circondano, ma ha la mente piena di strane idee e illusioni di ogni tipo.»

Morte canterina
«Dall’ora di pranzo a quella del tè giaceva nella sua culla dondolata dal vento e non faceva altro che cantare vecchie canzoni.»

Una maledizione pura e semplice
«Oh, spero che tu muoia di inedia in una soffitta!»


(Puoi leggere il testo originale su The Toast)


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